Archive for January 2015

Obbligazioni Argentina: a segno un’altra vittoria firmata Confconsumatori

soldiMilano, 26/01/2015: Il Tribunale di Pavia ha condannato un istituto di credito a restituire alla figlia di una sua investitrice, quale erede, le somme a suo tempo investite in obbligazioni Argentina, sulla base della totale mancanza del contratto di negoziazione.

La banca, che non ha prodotto alcun contratto in corso di causa, si è difesa esclusivamente eccependo il decorso del termine di conservazione della documentazione.

Ma il Giudice ha dato torto all’intermediario, statuendo per l’irrilevanza delle eccezioni di fronte al difetto di forma che la legge impone per quei contratti.

“La decisione  è importante” – afferma l’avv. Sabrina Contino, legale di Confconsumatori che ha patrocinato la causa –  “perché il Tribunale ha ritenuto infondata l’eccezione della Banca considerato testualmente che la prescrizione di conservare la documentazione per un periodo di tempo limitato non solleva la Banca del suo onere probatorio perché un conto è il rispetto di norme di natura amministrativa, finalizzate a consentire l’attività di ispezione e controllo da parte degli organi di vigilanza, e altro è derogare ad un requisito di forma prescritto dalla legge nell’ambito del rapporto contrattuale tra le parti”.

Scarica il testo della sentenza.

Senti in viva voce il commento dell’Avv. Sabrina Contino

Alzheimer: Confconsumatori scrive a tutte le Regioni

23/01/2015 – «I parenti dei malati di Alzheimer non devono pagare la retta per il ricovero: le leggi regionali devono uniformarsi a quanto previsto per legge e alla pronuncia della Cassazione». Nei giorni scorsi Confconsumatori ha scritto a tutti i Presidenti delle Regioni d’Italia sollevando un problema che tocca da vicino centinaia di migliaia di famiglie. Sono, infatti, in aumento esponenziale le famiglie che si rivolgono agli sportelli di Confconsumatori perché in difficoltà con il pagamento della retta del parente affetto da Alzheimer ricoverato. «Molti hanno visto il proprio reddito calare nettamente per effetto della crisi; – spiega Francesca Arnaboldi, vicepresidente di Confconsumatori – sono disperati perché non riescono a pagare per i loro congiunti e temono di vederli dimettere dalle strutture: a casa non riuscirebbero ad assisterli perché, nella maggior parte dei casi, la malattia richiede il supporto di servizi sociosanitari».

LA CASSAZIONE – Da anni Confconsumatori si occupa del tema, in particolare dopo che la Corte di cassazione (con sentenza n. 4558 del 22 marzo 2012), ha stabilito che i malati di Alzheimer e i loro parenti non devono versare alcuna retta alle Rsa o alle Casa di cura convenzionate. «La Cassazione — chiarisce l’avvocato Giovanni Franchi, consulente legale di Confconsumatori Parma — ha ribadito che nella patologia di Alzheimer non sono scindibili le attività socioassistenziali da quelle sanitarie, per cui si tratta “di prestazioni totalmente a carico del Servizio sanitario nazionale”». Nonostante la pronuncia della Suprema Corte le leggi regionali e i regolamenti comunali continuano a prevedere la compartecipazione dei malati per la quota alberghiera.

LA LETTERA ALLE REGIONI – Per questo l’associazione ha deciso di rivolgersi a tutti i presidenti delle Regioni. Al di là delle battaglie in tribunale, che non fanno che affermare un principio chiaro, occorre sollecitare le Istituzioni, a partire dalle Regioni, affinché si uniformino a quanto statuito dalla Suprema Corte. «Lo scopo della nostra associazione non è incentivare le cause — sottolinea Francesca Arnaboldi —. Comprendiamo che anche gli enti locali devono fare i conti con risorse sempre più scarse, perciò stiamo scrivendo ai presidenti delle Regioni per provare a costruire un dialogo tra enti locali, famiglie e Rsa, in modo da garantire risposte adeguate ai bisogni dei malati e delle loro famiglie».

I PRIMI RISULTATIFinora i legali dell’associazione hanno avviato alcune cause civili (in particolare a Parma, Trieste e Milano), mentre lo sportello di Confconsumatori Milano ha già ottenuto degli accordi stragiudiziali mediando tra famiglie, Comune e RSA. Ma non è affatto semplice. «Oggi le strutture si trovano a operare in un quadro normativo confuso, perfino contraddittorio — spiega Francesca Arnaboldi — Ci siamo attivati per trovare soluzioni in base alle esigenze delle famiglie e alla normativa applicabile. Innanzitutto, suggeriamo di chiedere aiuto ai servizi sociali del Comune di residenza, per verificare se l’ente può farsi carico dell’integrazione della retta. In alcuni casi è stato possibile raggiungere una soluzione bonaria tra le parti. Quando non ci sono alternative, consigliamo di mandare alla Rsa la lettera di recesso dall’impegno sottoscritto, in cui si comunica che nulla verrà più pagato».

Qualche struttura che ha ricevuto la lettera di sospensione dei pagamenti ha minacciato le dimissioni del malato. «Non possono farlo, perché commetterebbero il reato di abbandono di persone incapaci, perseguibile a livello penale – chiarisce Franchi – Inoltre la Cassazione richiama “il diritto alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana”. Quindi, non è possibile alcuna rivalsa nei confronti del paziente o, se questi è deceduto, dei parenti. Inoltre, la “promessa di pagamento” sottoscritta dai familiari al momento del ricovero del congiunto è da ritenersi “nulla” perché illegittima».

Scarica l’articolo pubblicato sul Corriere della Sera:

Poltrona relax? NO grazie

relax22/01/2015: L’esperienza di un socio di Confconsumatori Milano è comune a quella di tanti altri: “Vedi una poltrona relax in TV, ti piace, chiami per averla a casa. Ma da quel momento inizia lo stress“.

Un consumatore ha, così, enfaticamente raccontato agli sportelli milanesi il caso che l’ha visto protagonista. Nel corso di una televendita egli, come molti, si è lasciato convincere dal prezzo di occasione offerto ai telespettatori, che avrebbero potuto acquistare una poltrona medica, completa di massaggio per la cervicale, ad un prezzo molto vantaggioso.

Chiamato il call center per l’ordine, l’operatrice molto gentile si complimenta per la scelta e assicura il nostro iscritto sul fatto che la poltrona darà all’utilizzatore un grande beneficio. Così, dopo qualche giorno, l’oggetto del desiderio giunge alla porta del nostro associato.

Il corriere consegna il bene, prende i soldi e se ne va.

Da quel momento si scatena l’inferno.

La poltrona” – dice il socio – “ha cominciato sin da subito a non funzionare. Abbiamo chiamato dopo qualche giorno la ditta venditrice, la quale inizialmente sembrava disponibile a darci retta. Ci hanno assicurato una richiamata da parte del tecnico nelle 48 ore successive e noi abbiamo aspettato davanti al telefono. Ma nessuno si è più messo in contatto con noi“.

Per questo, non vedendo arrivare il tecnico e non ricevendo notizie per telefono, il consumatore richiama l’operatrice del call center aziendale, la quale comunica che “aprirà il ticket di reclamo“, assicurando che “sarà richiamato senz’altro“… Ma così non è.

Il telefono non squilla, la poltrona giace inutilizzata nel salotto e il socio subisce sempre di più lo stress della situazione.

Richiama altre due volte: stesse risposte e nessuna visita del tecnico.

A questo punto interviene Confconsumatori che, con una lettera, ricorda alla casa produttrice i suoi doveri nei confronti degli associati.

La legge” – commenta Valentina Filippini, avvocato di Confconsumatori Milano – “prevede che il venditore assista il consumatore sia nella fase di pre vendita che nel post vendita: inoltre, egli deve permettere agevolmente l’esercizio del diritto alla garanzia che dura 24 mesi. L’art. 130 del D.Lgs. 206/2005 è chiaro: se l’assistenza non viene prestata come si deve, il consumatore ha diritto al rimborso e, questo, è esattamente quanto abbiamo comunicato all’azienda. Dopo la nostra lettera, spedita a difesa dell’associato, il consumatore è stato subito richiamato dal tecnico e, a breve, un incaricato andrà a casa sua per riprendersi la poltrona non funzionante e portargliene una nuova.”

Segnalateci il vostro caso: saremo lieti di aiutarvi!

SALDI SENZA FREGATURE? UN VADEMECUM PER I CONSUMATORI

saldi13/01/2015: Saldi ormai iniziati e svendite di fine stagione: ottime opportunità di risparmio accompagnate, però, dal rischio di incappare in qualche spiacevole inconveniente.

Quali sono, allora, le regole da seguire per acquisti felici e consapevoli?

Confconsumatori Lombardia ricorda che:

1) i veri saldi sono solo quelli che si applicano alla merce di fine stagione: se capita di vedere vestiti o scarpe svenduti o ribassati ma non di “moda corrente” bensì degli anni passati, si parla di “avanzi di magazzino”. Gli sconti applicati su questi beni, dunque, saranno perfettamente validi ma il venditore deve indicare tale merce con la dicitura: “promozioni” o “fine serie” e non “saldi”.

2) lo sconto deve essere espresso in percentuale, apposto sul cartellino dove è indicato anche il prezzo normale di vendita (art. 15 D.lgs. 114/98) o unitamente ad esso tramite un gancio;

3) i prodotti in saldo devono essere ben separati da quelli non scontati, al fine di evitare la possibile confusione tra prodotti in sconto e prodotti a prezzo pieno. Per capire se la merce è fuori posto (perchè può capitare che le persone scambino il posizionamento dei beni, dopo averli provati) controllate il cartellino per avere la certezza che, quello che avete in mano, sia effettivamente in saldo;

3)  il venditore è tenuto ad applicare lo sconto dichiarato; se alla cassa viene praticato un prezzo o uno sconto diverso da quello indicato, comunicatelo subito al negoziante e non esitate a pretendere di pagare quanto dichiarato. In in caso di difficoltà, contattate immediatamente l’ufficio di Polizia Annonaria del Comune o la Guardia di Finanza;

4) I negozianti convenzionati con una carta di credito, sono tenuti ad accertarla anche nel periodo dei saldi. Dal 1 luglio 2014, inoltre, sopra i 30 euro, avete diritto di pagare con moneta elettroncia;

5) in perido di saldi e anche fuori da esso, consentire la prova dei capi non è un obbligo per l’esercente, ma semplice facoltà: se possibile, è sempre meglio provare l’articolo scelto, ricordando che, se non è viziato, la possibilità di cambiare il capo o il prodotto non è imposta dalla legge. Se si è incerti sull’acquisto, chiedere sempre alla cassa  se sono ammessi resi e cambi e il limite di tempo per farlo;

6) conservare sempre lo scontrino, perché se si palesa un vizio dopo l’acquisto, anche nel periodo dei saldi, la legge garantisce all’acquirente il diritto di cambiare la merce difettosa. La garanzia di buon funzionamento dura due anni e obbligato a fornire questa garanzia è il venditore. Il negoziante è quindi obbligato a sostituire la merce e non sono validi cartelli dove si dichiara che, durante i saldi, non si effettuano cambi;

7) se non è possibile la sostituzione del bene, il cliente avrà diritto di scegliere la riparazione dello stesso, senza alcuna spesa accessoria, o una riduzione proporzionale del prezzo o, addirittura, la risoluzione del contratto. Non è obbligato in nessun caso ad accettare buoni in cambio dei soldi: se la merce è viziata, il diritto al rimborso è totale!

8) la pubblicità deve essere veritiera e corretta: se si dichiara che un certo bene possiede certe caratteristiche, l’eventuale difformità o contrarietà a quanto detto sarà passibile di denuncia all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, in quanto pubblicità ingannevole;

9) se si acquista su internet ricordarsi che, anche nel periodo di saldi, vale il diritto di recesso entro 14 giorni dalla data di ricevimento: il ripensamento è un diritto inderogabile di chi fa gli acquisti in rete;

10) gli sconti oltre il 70% possono nascondere qualche “falla” del prodotto: controllare sempre bene i capi acquistati. Il venditore deve separare i beni che svende perchè presentano un difetto: se non lo fa, segnalarlo alla Camera di commercio o alla Guardia di Finanza aiuterà gli altri a non subire fregature.

I saldi sono una manna per i consumatori e per le imprese” – commenta l’avv. Valentina Filippini, responsabile dell’ufficio legale di sede, a Milano – “ma per approfittare realmente delle opportunità che possono far risparmiare denaro ai consumatori è necessario che vengano seguite le regole (economiche e giuridiche) del gioco, altrimenti è come fare una partita a scacchi senza la regina”.

E’ un fatto evidente a chi vive nella realtà di oggi che, comunque, i consumatori spendono meno di prima.

Tale circostanza – afferma l’avv. Emilio Graziuso, componente del Consiglio Direttivo Nazionale – è una conseguenza naturale della profonda “crisi” in atto e delle recenti scadenze fiscali e tributarie. La forte contrazione dei consumi e il crollo di potere di acquisto delle famiglie dimostra che il meccanismo di distribuzione del bonus di 87 euro andrebbe ripensato tenendo conto dei  disoccupati e dei pensionati, laddove questi ultimi spesso sono tenuti a mantenere anche uno o più figli“.

Gli sportelli di Confconsumatori sono a disposizione per accogliere le vostre segnalazioni e per darvi consigli su come affrontare le brutte sorprese in periodo di saldi.

 

CONFCONSUMATORI A MILANOW

Milanow08/01/2015: Domani, venerdì 9 gennaio 2015, Confconsumatori sarà su Milanow di Telelombardia (canale 191 del digitale terrestre), alle 15.00, con l’avv. Valentina Filippini che parlerà di saldi, multe e anziani non autosufficienti. Non mancate!